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Sala Morone

Sala Morone

C’è chi l’ha definita la più bella biblioteca del mondo, che, si potrebbe aggiungere, è sempre frequentata, anche quando è vuota. Non è un indovinello, né un gioco di parole, ma la realtà della cosiddetta «sala Morone», nel complesso del convento francescano di San Bernardino a Verona. Un altro capolavoro di affreschi in un interno, di soggetto religioso. In realtà, quella che oggi viene definita «sala Morone», dal nome del pittore che l’ha dipinta, è la libreria rinascimentale del convento, un ampio spazio culturale, ideato nel 1483, da un teologo, fra Ludovico della Torre da Verona. Domenico Morone vi lavorò con il figlio Francesco e con la sua bottega tra il 1494 e il 1503, come mostra la data in caratteri romani (MDIII), posta sotto l’affresco centrale.

Questa splendida realizzazione fu possibile grazie a Lionello di Donato Sagramoso, conte del sacro Palazzo Lateranense ed a sua moglie Anna di Niccolò Tramarino. I due coniugi fecero costruire e arredare a biblioteca la vasta aula rettangolare dei Frati minori, che avrebbero custodito la loro tomba, fornendo i mezzi economici per l’acquisto dei libri e per l’affresco. La lapide sepolcrale dei due munifici donatori è però andata perduta, ma esiste ancora il documento ufficiale del 27 luglio 1497, con il quale il conte Sagramoso dispose che il danaro ricavato dalla vendita di alcuni suoi beni a Malcesine fossero destinati a questa biblioteca.

Ecco spiegato perché l’affresco della parete di fondo con la Vergine in trono col Bambino, circondata da angioletti e san Francesco e santa Chiara in atto di presentare alla Madonna le due figure dei committenti, ha come paesaggio la rocca e il lago di Garda con Malcesine, che sfuma nell’azzurro del cielo: un dolce paesaggio dalle chiare ascendenze quattrocentesche. Il benefattore, con il collo taurino, ha un’espressione del volto che denota carattere. Porta un mantello rosso, molto acceso e tiene in mano una berretta. La donna ha i lineamenti di una matrona romana ed è avvolta in un ampio velo e manto, tipico dei laici terziari francescani dell’epoca. Questo affresco di Morone è una versione della celebre Madonna del Mantegna della chiesa di Santa Maria in Organo. Se medioevale è l’impianto della composizione, già rinascimentali i personaggi, con i bellissimi paesaggi del lago di Garda e della Lessinia, sullo sfondo.

La sala Morone è ritenuta la “Cappella Sistina” del primo Rinascimento veronese: la mole dell’impresa fa pensare che tutta la bottega del Morone fosse all’opera sulle impalcature: oltre a Domenico, sicuramente il figlio Francesco (1471-1529), ed è plausibile che vi abbiano partecipato anche Paolo Cavazzola, Girolamo dai Libri e Michele da Verona, come sostiene uno dei maggiori storici dell’arte del novecento, Giuseppe Fiocco.

Quando Domenico Morone, (circa 1442 – dopo 1518) dipinse la sala aveva 61 anni e dunque questa si può ritenere l’opera somma della sua maturità: la lezione di Mantegna è ben viva nelle forme squadrate e nel rilievo plastico, ma non va ignorata anche l’attenzione a Carpaccio, il pittore veneziano famoso per i teleri narrativi.

Nella sala Morone per ammirare i dipinti non serve alzare gli occhi al cielo: gli affreschi si snodano lungo tutte le pareti. Su quella di fondo, a sinistra dell’affresco principale, i primi cinque frati francescani martiri del Marocco; a destra, i santi Antonio da Padova, Bonaventura, Bernardino e Ludovico.

Alle pareti laterali e su quella d’ingresso, 28 figure intere di santi e dottori tutti dell’Ordine francescano. Le figure che posano, a due a due, sopra alti piedistalli a cinque facce di finti marmi policromi, staccano su un arioso paesaggio su cui domina il cielo azzurro: intorno ad esse vi sono pilastri, dipinti, decorati da piccoli candelabri. Anche i riquadri entro i quali vi sono le figure sono azzurri o rossi. In alto nell’ornato classico della fascia che gira tutto attorno alla libreria sono dipinti in 18 medaglioni a mezzo busto i beati francescani, i promotori dell’Osservanza e altri santi, tra i quali, sulla porta d’entrata, i papi francescani.

Ma a chi appartenne la scelta dei personaggi affrescati? Nel 1494, vicario provinciale del Veneto e poi, dal 1498, Vicario generale dell’Osservanza era fra’ Ludovico della Torre da Verona, un frate dottissimo di teologia e di diritto canonico. Proprio nel tempo in cui si costruiva la biblioteca, scrisse un’Apologia della famiglia dei frati dell’Osservanza: due motivi molto convincenti per credere che la progettazione e la scelta dei personaggi da affrescare fosse sua.

Insomma, un ciclo di affreschi a cui hanno lavorato molte persone, ma come ha scritto la storica dell’arte, Maria Teresa Cuppini: «È indubbio che si tratta di un complesso di dipinti coerente nell’impostazione, nel disegno e nell’unificazione, da ascrivere a Domenico Morone, specie nella figurazione imperniata sul gruppo della Madonna con bambino dove i corpi imponenti scandiscono lo spazio e ne precisano la simmetria. I panneggi bloccano i volumi, accrescono con le scanalature e le pieghe l’effetto di solidi geometrici. Interessante anche lo studio dei colori, atonali, robusti e ruvidi, segno forte e sbrigativo, luce uniforme di un crudo lindore, fondi identici per ogni figura a scomparti rettangolari esattamente squadrati: una rappresentazione geometrizzata e, nonostante il marcato naturalismo dei volti, intimamente astratta».

Con Napoleone, la «Biblioteca Sagramoso» rischiò di andare perduta: nel 1808 fu soppresso il convento. Quando poi ritornarono gli Austriaci, i frati supplicarono l’imperatore Francesco I di restituire chiesa e convento, ma solo nel 1858 poterono tornarvi. Dal 1861 al 1867, la biblioteca per problemi di spazio divenne refettorio ed anche scuola elementare. I libri invece, nel 1868, passarono alla Biblioteca civica: erano 3.752. Nonostante sia stata soppressa la biblioteca, resta comunque un patrimonio da visitare e da ammirare

In seguito a recenti lavori di consolidamento e manutenzione, oggi la sala è aperta al pubblico per visite e, su previa richiesta e accordo con i frati di San Bernardino, è disponibile per conferenze e concerti.


Per informazioni:
Convento di San Bernardino, Str. A. Provolo 28, tel. 045596497

Libro

M. Molteni – P. Artoni (a cura di )

Storia, conservazione e tecniche nella libreria Sagramoso

in San Bernardino a Verona, Edizioni Zoppelli e Lizzi, Verona 2010,

176 pp. – € 20,00

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